Vitalizi ai parlamentari: giusto o sbagliato?

Che i costi della politica in Italia siano fra i più alti a livello mondiale è risaputo, ma in pochi sanno che la maggior parte delle spese il nostro Paese la sostiene a causa dei vitalizi a senatori che ormai hanno smesso di fare politica già da un bel po’ di tempo. Attualmente le ormai celebri “pensioni d’oro” sono una realtà che tutti conosciamo che continuano ad essere erogate con criteri veramente troppo ingiusti secondo la maggioranza dell’opinione pubblica.

Stando alla legislatura in vigore al tempo in cui questo articolo viene scritto, i parlamentari che hanno compiuto 65 anni ed hanno maturato almeno 4 anni e 6 mesi di legislatura, oppure che abbiano 60 anni con 2 legislature alle spalle, possono ottenere la pensione contributiva. La cosa che non viene detta però è che oltre a suddetto vitalizio, i parlamentari già pensionati ottengono anche la pensione relativa al loro precedente incarico, quindi una doppia pensione che va a gravare sulle casse dello Stato.

Un ridimensionamento di queste pensioni massicce sembra dunque d’obbligo, soprattutto se si pensa che cittadini comuni che hanno lavorato per 60 anni della loro vita, spesso si ritrovano con si e no 600 euro per arrivare a fine mese.

Ecco dunque che il Movimento 5 Stelle il 10 maggio ha inserito nell’ordine del giorno della riunione straordinaria del consiglio di presidenza del senato, una proposta di delibera della senatrice Bottici sui vitalizi e la proroga fino a fine legislatura della riduzione delle indennità parlamentari e delle competenze accessorie per i senatori.

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