Rogue One, come rianimare i morti

Da poco più di una settimana al cinema sta spopolando Rogue One, lo spin off di Star Wars che racconta la storia inedita di come l’alleanza ribelle sia riuscita ad impossessarsi dei piani per distruggere la famigerata Morte Nera, evento che da il là alla trilogia classica. Il film è bello, sotto ogni punto di vista ma quel che ha colpito molti fan della saga è l’abilità con cui il regista Gareth Edwards sia riuscito a far rivivere sullo schermo addirittura del film originale, ormai morti da oltre 20 anni.

Trattandosi di un prequel spin off di un film uscito nel 1977 è ovvio che alcuni fra gli attori più anziani siano sfortunatamente scomparsi, ma quando si tratta di personaggi importanti per la trama del continum cinematografico tutto si può risolvere grazie alla cgi o più comunemente nota come computer grafica. In Rogue One a tornare a calcare il grande schermo ad oltre 20 anni dalla morte reale è toccato a Peter Cushing nei panni del capitano Grand Moff Tarkin, visto il suo ruolo fondamentale nello svolgimento degli eventi.

La cosa però non è piaciuta ad una parte della critica che ha sollevato la questione morale, per altro già discussa in passato, su quanto sia giusto o meno riesumare attori deceduti per il bene dello spettacolo. Ricorderete sicuramente le sfortunate morti di Paul Walker (Fast and Furious 7), Brandon Lee (Il Corvo) o Oliver Reed ( Il Gladiatore), bene allora saprete anche che la cgi è già stata impiegata per il completamento dei suddetti titoli.

Non è nostra intenzione in questa sede discutere in merito all’etica della correttezza delle scelte dei registi, ma bisogna ammettere che la tecnologia oggi è in grado di regalarci davvero qualcosa di unico, l’importante è non abusarne.

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