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CNR: coste Italiane a rischio erosione, 42% litorali in condizioni critiche

Il 42% delle spiagge italiane è in erosione. E’ questo il dato più preoccupante pubblicato su Lo stato dei litorali italiani, un numero speciale della rivista Studi costieri, curato da Enzo Pranzini, dell’Università di Firenze e che verrà presentato domani a Roma presso il CNR. L’indagine è stata condotta da quaranta studiosi del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero, un’associazione scientifica presieduta da Giuliano Fierro dell’Università di Genova, e raccoglie più di trent’anni di ricerche, molte delle quali finanziate dal CNR e dal Ministero dell’Università e della Ricerca. L’Appendice bibliografica dà una misura dell’enorme patrimonio scientifico prodotto: vi sono infatti elencati quasi 1400 lavori pubblicati sull’argomento dal 1982 al 2005, che vanno ad aggiungersi alle 350 pubblicazioni prodotte dal solo Progetto Finalizzato del CNR negli anni ’70. Il quadro delle nostre coste è allarmante in quanto la gran parte dei tratti che non risultano in erosione deve la propria stabilità a massicce opere di difesa, che modificano l’ambiente e il paesaggio costiero, rendono più difficile l’uso balneare della spiaggia e inducono spesso l’erosione nei tratti di costa adiacenti. Ne è un esempio la breve costa molisana: dei suoi 36 km, ben 25 sono difesi da scogliere; nonostante ciò su 22 km di spiagge 20 km sono in erosione (91%). Anche in Basilicata si raggiungono valori estremi con il 78%; seguono la Puglia con il 65%, l’Abruzzo con il 61% e le Marche e il Lazio, a pari merito, con il 54%. I valori più bassi si ritrovano in Friuli (13%), in Veneto (18%) e in Emilia-Romagna (25%), regioni in cui sono stati realizzati importanti interventi di difesa dei litorali, facendo spesso ricorso al ripascimento artificiale con sabbie prelevate sui fondali marini.
Le altre regioni si collocano fra il 33% della Liguria e il 43% della Calabria. “In tutte le regioni l’erosione trova le sue cause principali nel deficit sedimentario dovuto alla costruzione di sbarramenti che impediscono l’afflusso al mare, nel dragaggio di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali, e nella costruzione di porti e strutture aggettanti che bloccano il flusso sedimentario lungo la riva”, osserva Giuliano Fierro. “Tutto ciò si inserisce in una fase dello sviluppo socio-economico del Paese che ha determinato l’abbandono delle campagne e la ricrescita del bosco, che limita l’erosione del suolo, processo grazie al quale viene prodotta la materia prima per l’alimentazione delle spiagge. Un ulteriore fattore di erosione è dovuto all’innalzamento del livello marino, 15 cm nell’ultimo secolo ed una prospettiva per il futuro tutta da studiare”.
Questo volo immaginario lungo le coste italiane ci consente anche di vedere come le soluzioni che sono state adottate per fronteggiare il problema dell’erosione siano sempre le stesse malgrado cambi il contesto dinamico e ambientale: scogliere aderenti, parallele od ortogonali a riva, tanto da trasformare ampi litorali sabbiosi in coste rocciose. “Fortunatamente negli ultimi anni le cose stanno cambiando e alle vecchie difese ‘rigide’ si vanno sostituendo le difese ‘morbide’”, prosegue il presidente del Gruppo. “Queste si basano essenzialmente sul ripascimento artificiale delle spiagge, talvolta proteggendo il materiale versato con opere di difesa tradizionali, altre con diverse opere innovative sommerse. In alcuni casi si preferisce non costruire opere di contenimento, privilegiando la tutela del paesaggio ed accettando di intervenire con altri ripascimenti in tempi più brevi”. Oltre alle regioni sopra citate, il Lazio sta impegnandosi in prima linea in questa strategia e importanti ricerche di sabbie sulla piattaforma continentale sono state effettuate in Liguria, Toscana, e in Abruzzo ed in passato in Emilia Romagna e Veneto.
Fonte: AGE 6 Giugno 2006

 
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